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Tennis Master-Series di Monte-Carlo 2004
Servizio a cura di Riccardo Bisti:
SAFIN, MONTECARLO PER SANCIRE LA RINASCITA
La classifica ATP dice, peraltro giustamente, che Federer è il numero
1 indiscusso. E, puntualizziamo, è un verdetto giusto e meritato. Lo
svizzero ha vinto due degli ultimi tre slam, ha fatto suo il Master senza disdegnare
alcune vittorie in tornei minori. Senza parlare della disarmante sensazione
di superiorità che lo svizzero ha trasmesso a tutti, avversari compresi.
Tuttavia, soprattutto lo scorso anno, mentre Marat Safin bruciava la stagione
nel tentativo di curare i propri malanni, in molti (addetti ai lavori compresi)
lo ritenevano, almeno potenzialmente, l’unico giocatore in grado di contrastare
lo strapotere di Federer. Dotato di un fisico eccezionale e di un talento cristallino,
il russo formatasi tennisticamente in Spagna è da qualcuno considerato
“il più forte giocatore del mondo”, in virtù di un
repertorio tecnico che è privo di punti deboli.
Ma, si sa, il punto debole di Marat è sempre stato “la capoccia”:
ovvero una scarsa predisposizione mentale alla vita del tennista di professione.
Nonostante tutto, il russo è in grado di sfoderare momenti di tessis
indimenticabili.
Nessuno ha dimenticato il suo trionfo agli Us Open dell 2000, dove spazzolò
le scarpe di Pete Sampras a suon di risposte sui piedi. Oppure la Coppa Davis
del 2002, finita in Russia per la prima volta grazie alle sue vittorie. Ma a
questi scampoli di luce si sono alternati troppi momenti di buio.
E così il 2003 lo ha visto chiudere la stagione al numero 86 del Ranking
ATP.
Ma quando meno te l’aspetti ecco che, agli ultimi Australian Open, torna
il Safin che tutti i suoi fans vorrebbero. Niente più “safinettes”
al suo fianco, niente racchette spaccate e solo tanta concentrazione. Risultato?
Fuori Vahaly, Nieminen, Todd Martin e Blake. Ma non basta: fuori Roddick e il
campione in carica Agassi in due partite stupende. Solo un grande Federer gli
sbarrerà la strada, ma Marat aveva l’attenuante dei troppi set
accumulati dopo una lunga inattività.
Forse gli Australian Open sono l’ inizio di una nuova carriera. Nuova
carriera che sta assumendo dei connotati davvero interessanti per il cosacco:
finale all’Estoril la settimana scorsa e, soprattutto, semifinale a Monte-Carlo
in questi giorni. Oggi a farne la spese, in tre set, è stato lo spagnolo
Alberto “Beto” Martin, un tipo che forse qualche milanese ricorda
vincitore all’Avvenire una decina d’anni fa. La partita è
filata liscia per Safin fino all’inizio del secondo set, quando lo spagnolo
ha iniziato a non sbagliare più niente, irretendo il tennis fluido e
lineare di Safin. Ma l’iberico non è riuscito a rimanere concentrato
fino alla fine ed ha finito crollando nel terzo set.
A mio parere questa semifinale è per Safin un risultato di straordinario
spessore: un paio di match vinti combattendo, un atteggiamento positivo e una
fiducia ritrovata. Alla luce di quanto si sta vedendo nel Principato, Safin
potrà svolgere il ruolo di outsider (di stralusso) al Roland Garros.
Domani per lui ci sarà Guillermo Coria, finalista l’ anno scorso.
Oggi il maghetto argentino non ha dovuto usare più di tanto la bacchetta
magica per tenere a distanza l’ amico/connazionale Nalbandian. Gli è
bastato mettere in mostra la sue peculiarità: buono alla risposta, velocissimo
di piedi e con una buona varietà di colpi. Il primo set è stato
piuttosto equilibrato, ma il cordobense si è disunito nei punti chiave
e Coria non ha perdonato. Nel secondo il break è arrivato subito, difeso
con sicurezza del numero 4 del mondo fino al 6-3 finale.
Per Coria parlano i numeri: 3-0 negli scontri diretti con Nalbandian (4-0 considerando
una sfida ai tempi juniores), 17-0 da 2 anni a questa parte contro i connazionali,
e 24-0 nelle sue ultime apparizioni sulla terra rossa. Credo non ci sia altro
da aggiungere, se non che ci troviamo ad uno dei migliori specialisti degli
ultimi anni. E comunque anche Coria ha confermato quello che dicevo qualche
riga fa su Safin: “Quando Marat gioca al meglio secondo me è il
migliore del mondo su qualsiasi superficie: ha tutti i colpi. Dovrò elevare
al massimo il mio livello di gioco”.
L’ altra semifinale vedrà impegnati il tedesco Schuettler e lo
spagnolo Moya, già vincitore nel 1998 e finalista in altre due occasioni.
Moya è stato bravo a non concedere troppo al sorprendente Davydenko.
In conferenza stampa l’aria del maiorchino era proprio quella di chi ha
scampato un pericolo. Difatti ha più volte sottolineato che il match
di oggi era “molto pericoloso”. Un dato è però sotto
gli occhi di tutti: a parte la crisi patita nel 2000, lo spagnolo è ormai
da sette anni uno dei nomi “sicuri” per chi vuole scommettere qualcosa
nei tornei sul rosso.
Sorprende invece la presenza di Rainer Schuettler in semifinale. Eppure gli
sono bastati 62 minuti per spegnere gli ardori di Tim Henman, apparso scarico
e stremato dalle battaglie dei giorni precedenti. Dal canto suo, Schuettler,
autore di un 2003 strepitoso, dopo un inizio di stagione a dir poco disastroso,
sembra essere risorto proprio a Monte-Carlo: “Ho ritrovato il mio gioco.
Battere gente come Kuerten, Hewitt e Henman è stato molto importante
per me”. Continuo a pensare che non valga il vertiginoso sesto posto che
occupa, ma non è nemmeno il giocatore spento e demotivato visto in questo
inizio 2004. In ogni caso Moya parte favorito. Favorito anche Coria contro Safin,
ma questo è un pronostico che faccio turandomi il naso.
RISULTATI QUARTI DI FINALE
Marat Safin (RUS) d. Alberto Martin (ESP) 6-3 3-6 6-1
(3)Guillermo Coria (ARG) vs (7)David Nalbandian (ARG)
(4)Rainer Schuettler (GER) d. (6)Tim Henman (GBR) 6-3 6-1
(5)Carlos Moya (ESP) d. Nikolay Davydenko (RUS) 6-4 7-6(4)
PROGRAMMA SEMIFINALI
Court Central - 2:00PM
M Safin (RUS) vs (3)G Coria (ARG)
(4)R Schuettler (GER) vs (5)C Moya (ESP)
Henman/Zimonjic vs (5)Damm/Suk
Riccardo Bisti
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