Tennis Masters Series di Monte-Carlo 2008

Servizio a cura di Riccardo Bisti (TennisBest - www.tennisbest.com):

MONACO, 24 APRILE 2008

Survivor

Sotto 5-1 nel terzo set, Roger Federer se l'è cavata per un pelo contro il simpatico peone Ruben Ramirez Hidalgo. Ma è ancora lontano dalla migliore condizione. E intanto Nadal lascia tre giochi ad Ancic...

Pochi, anche tra gli addetti ai lavori, conoscono Ruben Ramirez Hidalgo. E' uno spagnolo di terza fascia, più noto per un paio di aneddoti che per i risultati. Il primo riguarda l'imitazione di Djokovic. Già, anche il 30enne di Alicante è stato “vittima” delle terribili imitazioni del serbo. In effetti, quella manica destra perennemente alzata...Il secondo sono le osservazioni di alcune tifose, che lo hanno definito “occhi belli” per il suo sguardo, evidentemente intenso e penetrante. Noi ci abbiamo avuto a che fare l'anno scorso in occasione del challenger di Lugano, quando gli facemmo compilare la scheda del “Perfect Player” (ogni giocatore compreso tra i top 100 -allora Hidalgo era numero 96- doveva segnalarci di chi erano i migliori colpi del circuito: dritto, rovescio, servizio ecc...). Il buon Ruben si prestò volentieri al gioco, e protestò scherzosamente nel vedere che non avevamo inserito il suo dritto tra i migliori 5 del circuito. “Se vuoi puoi autovotarti”, gli rispondemmo quasi a scusarci. “Vabbè, vabbè...” e mise la crocetta accanto al nome di Roger Federer. Abbiamo ripensato a questo aneddoto vedendo il match di ieri, in cui il dritto di Ramirez Hidalgo fronteggiava quello del numero 1 del mondo al Masters Series di Monte Carlo (2.270.000€, terra). E per lunghi tratti del match ci è venuto il dubbio che lo spagnolo, lo scorso giugno, non stesse affatto scherzando. Dopo un primo set dominato da Federer, Hidalgo ha rovesciato l'inerzia del match, forzando lo svizzero a commettere una montagna di errori gratuiti (54, alla fine). Roger ci ha messo del suo, è ovvio. Chiunque si accorgerebbe che un 3-6 1-5 contro il numero 137 del mondo non è possibile senza aiutini. Eppure Hidalgo ha mostrato al mondo una nuova tattica per affrontare Sua Maestà. Tutti, quando se lo trovano di fronte, gli cercano il rovescio. Regolarmente, quasi ossessivamente. Invece Ramirez Hidalgo armava la sua Fischer e sparava dritti incrociati alla destra di Roger, costringendolo a giocare fuori posizione e aprendosi il campo sul lato del rovescio. Nel suo piccolo, una lezione di tattica. Federer ha difatti riconosciuto i meriti dello spagnolo: “Non ho giocato bene, ma bisogna dare i giusti meriti al mio avversario. Penso che nel secondo e nel terzo set sia stato bravissimo. Non ha sbagliato nulla, pur giocando aggressivo. Io ho servito maluccio, e questo gli ha regalato parecchie opportunità”. Sull'orlo del baratro, Roger ha quanto meno ritrovato l'orgoglio, e alzando spaventosamente il livello di gioco è riuscito a tirarsi fuori dai guai, dominando il tie break finale. E a Ramirez Hidalgo non sono rimasti neanche i rimpianti. Perchè al massimo è arrivato a due punti dal match. Forse poteva gestire meglio un punto sul 5-2 30 pari, quando Federer era finito a gambe all'aria. Ma sono quisquilie. Federer ha affermato di essere arrivato a Monte Carlo in ritardo rispetto agli altri anni, e questo potrebbe aver condizionato la sua prestazione. “Devo fare alcuni aggiustamenti. All'Estoril c'era molto vento. Forse anche le condizioni di gioco diverse mi hanno penalizzato”. Va comunque detto che il Federer visto oggi non è competitivo per la vittoria finale. Sarebbe bastato un giocatore con un pizzico di “killer istinct” in più, e ora saremmo a raccontare della clamorosa eliminazione del numero 1 del mondo. Sembra che Roger non abbia le idee chiare. Prova ad andare a rete, ma si presenta alla volèe senza convinzione. Al contrario, da fondo campo subisce troppo spesso l'iniziativa dell'avversario. Dello splendido animale da terra rossa che avevamo ammirato gli anni scorsi (match contro Nadal a parte), è rimasto un ibrido in guerra con sè stesso. Se ha intenzione di vincere al Roland Garros è ora che si sbrighi. Il parallelo con Rafael Nadal, che ha strangolato Ancic nel suo match, è oggettivamente impietoso. Se ne sono accorti anche i bookmakers: la vittoria dello spagnolo è data a 1.62, mentre quella di Roger viaggia intorno agli 8.2. E si sa che gli allibratori difficilmente sbagliano...

 

Zero su due

Nulla da fare per gli ultimi azzurri nel Masters Series del Principato: dopo un inizio disastroso, Bolelli ha giocato un buon secondo set contro Davydenko, mentre Seppi si è fatto sorprendere dall'americano Sam Querrey

Siamo tra i più accesi estimatori di Simone Bolelli, ma siamo in disaccordo con la maggior parte dei commenti successivi al suo match contro Nikolay Davydenko. Molti sono rimasti favorevolmente impressionati dalla sua rimonta nel secondo set. Ed in effetti non capita tutti i giorni di trovarsi sotto 6-2 4-1 (e servizio) contro il numero quattro del mondo e riagganciarlo fino al tie break. Ripensando al 6-2 7-6 che ha regalato al russo gli ottavi di finale, tuttavia, i rimpianti superano di gran lunga i motivi di soddisfazione. In primis perchè non si può affrontare un giocatore come Davydenko e lasciargli un set e mezzo di vantaggio. In secundis perchè la rimonta di Simone, più che per meriti del bolognese, è arrivata grazie ad un black out del russo. Insomma, non è che il nostro giocatore abbia fatto qualcosa di diverso per rimettere in piedi il match: semplicemente ci si è ritrovato dentro, e ha giustamente provato a crederci. Alla fine, il più lucido nell'analizzare la sconfitta è stato proprio lui. “Non sono partito bene. Quando mi sono trovato sotto di un set e due break non ci credevo più. Sul 4-1 l'ho brekkato, anche perchè lui ha sbagliato una palla facile sul 40 pari. Lì ho preso fiducia, ho iniziato a fargli male con il dritto e al tie break me la sono giocata alla pari. Tuttavia c'è amarezza per non aver lottato alla pari sin dall'inizio. Il suo rovescio lungolinea mi metteva in crisi, ed ero molto falloso. In più devo dire che nei primi giochi non ho avuto pazienza”. Questa lucida autocritica è un ottimo punto di partenza, ancora di più rispetto ai quattro giochi consecutivi artigliati grazie a qualche bella soluzione e agli omaggi di Davydenko. Ovviamente resta qualche rimpianto, perchè in caso di terzo set l'inerzia si era effettivamente spostata verso Budrio. “Sono uscito molto bene dal campo. La rimonta mi aveva dato fiducia, non sentivo più la stanchezza e lui sembrava in difficoltà. Si lamentava, e questo mi dava coraggio”. Bolelli è fatto così, non lo vedremo mai rantolare come uno Hewitt o un Nadal. Al massimo gli si sente dire “Su!”. E non è detto che sia un difetto. La capacità di giocare meglio i punti importanti arriverà insieme all'esperienza, e nel frattempo accontentiamoci di registrare qualche miglioramento in risposta e negli spostamenti laterali. Simone non è un fulmine, ma vederlo rincorrere le pallate di Davydenko da tutte le parti è stato un bel segnale. Segnali negativi, al contrario, sono arrivati da Andreas Seppi. l'altoatesino partiva favorito contro Sam Querrey, unico americano in tabellone. Ci aveva vinto sul sintetico di Bercy, a maggior ragione avrebbe dovuto batterlo sulla terra del Principato. E invece è venuta fuori una prestazione disastrosa, che ha regalato gli ottavi al gigante di San Francisco (1.98 di altezza per 90 kg ): 6-1 7-5, senza attenuanti. Il match si è giocato contemporaneamente allo psicodramma Federer-Ramirez Hidalgo. “Sentivo il pubblico del campo centrale” ha detto Querrey “Ma ero sufficientemente concentrato sul mio match. Non avevo niente da perdere e ho giocato a tutta forza. Così, per la seconda volta di fila, ho dovuto cambiare la prenotazione del mio volo!”. Seppi è incappato nella classica “giornata no”, sbagliando anche i colpi più elementari. Peccato, perchè un terzo turno nel Principato gli avrebbe regalato 75 preziosi punti ATP. Per lui, prima di Roma, ci sarà il torneo di Monaco di Baviera. A sfidare Gasquet negli ottavi, quindi, ci sarà il simpatico californiano, dotato di un invidiabile pragmatismo: “Federer in crisi? Ha fatto semifinale in Australia, semifinale a Indian Wells e ha vinto all'Estoril. Penso che il 98% dei giocatori metterebbe la firma per avere un inizio di stagione così. Semplicemente lui aveva degli standard elevatissimi, e mantenerli per 5-6 anni è durissima”. Parole sante.

 

Riccardo Bisti

riccardobisti@montecarlo-online.net

 

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